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	<title>genitori Archivi -</title>
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	<description>Creato con amore da mamme per mamme</description>
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	<title>genitori Archivi -</title>
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		<title>Sentirsi mamma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eugeniopriscimone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A tutte noi hanno raccontato la favola che appena stretto il nostro bambino tra le braccia, ogni gesto ci sarebbe...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p> A tutte noi hanno raccontato la favola che appena stretto il nostro bambino tra le braccia, ogni gesto ci sarebbe venuto in modo naturale e spontaneo.&nbsp; <strong>Perché si innesca il famoso istinto materno.</strong></p>



<p> Ma esiste davvero l&#8217;istinto materno? O è una favola, appunto, che ci raccontano per tranquillizzarci?</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img fetchpriority="high" decoding="async" width="640" height="426" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-218194_640.jpg" alt="" data-id="1303" data-full-url="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-218194_640.jpg" data-link="http://www.mammeinwonderland.it/?attachment_id=1303" class="wp-image-1303" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-218194_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-218194_640-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-218194_640-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></li></ul></figure>



<p> Alcune cose avvengono in modo abbastanza semplice: ad esempio affinare l&#8217;udito e avere un sonno più leggero, per svegliarsi di notte quando il bimbo piange.&nbsp; Ma non per tutte è qualcosa di immediato. In certi casi avviene con gradualità, nel corso dei mesi; in altri casi sono i papà a svegliare le mamme, che non si alzerebbero nemmeno per un terremoto!</p>



<p><strong>Non è sbagliato se la trasformazione in &#8220;mamme&#8221; non avviene appena partorito.&nbsp;</strong></p>



<p> <em>E poi cosa significa essere mamme? Provare un amore viscerale per il proprio bambino, svegliarsi di notte al primo sospiro, e avere il sesto senso quando stanno per farsi male?</em></p>



<p> Eppure molte mamme quei famosi presentimenti di qualcosa che non va, non li hanno mai avuti; altre non riescono a provare immediato amore per il loro piccolo, né sentono quell&#8217;attaccamento che tutti decantano. E alcune riescono a fare ogni cosa come da &#8220;manuale&#8221;, ma non si sentono ugualmente <strong>madri</strong>.</p>



<p> Io non nascondo che per sentirmi davvero una mamma ho impiegato del tempo: quando mia figlia per la prima volta mi ha chiamata &#8220;mamma&#8221; mi sono sentita quasi legittimata a definirmici. Ma prima&#8230; era tutto un po&#8217; strano.&nbsp; L&#8217;amavo molto, ed ero felice di stare con lei; ma non la sentivo del tutto &#8220;mia&#8221;.&nbsp;Mi sentivo più vicina alla figura della bàlia, che accudisce e nutre un neonato, ma non lo sente come una parte di sé.&nbsp; Per sentirmi mamma forse mi serviva che lei mi chiamasse così, che lei interagisse con me, che mi facesse sentire davvero la <em>sua</em> mamma.</p>



<p> Per il resto partivo avvantaggiata: come educatrice ero esperta di bagnetti, cambi pannolini e tappe evolutive. Ma sono andata in crisi con l&#8217;allattamento, avevo paura a mettere le tutine a un esserino così piccolo, e ho passato le notti a studiare come preparare le prime pappette.</p>



<p><strong>Insomma, ci sono voluti mesi perché nascesse la mamma che era in me.&nbsp;</strong></p>



<p> È venuta fuori a poco a poco, e si è finita di costruire insieme a mia figlia, che mi ha &#8220;forgiata&#8221; sotto molti aspetti. Se sono una mamma più o meno permissiva, è perché lei mi ha dato i ritmi, con il suo carattere, con le sue risposte, con i suoi &#8220;capricci&#8221;. Se ora scatto a controllarla nei momenti giusti, quando si sta per lanciare di testa dal balcone, è perché ho imparato che lei può stare in silenzio per un certo lasso di tempo, ma poi diventa pericoloso!</p>



<p><em> L&#8217;istinto materno non è immediato, non è universale, e alcune donne magari non lo svilupperanno mai, mentre per molte si affina negli anni.</em></p>



<p> Di certo è importante <em>sentirsi mamma</em> nel modo più comodo per ciascuna di noi, senza seguire modelli rigidi che ci costringono a snaturarci. Perché prima di essere madri siamo donne, con un&#8217;identità ben precisa. E saremo un modello per le nostre figlie e i nostri figli, solo se saremo serene e a nostro agio con noi stesse.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="640" height="426" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/tongues-1031219_640.jpg" alt="" data-id="1301" data-full-url="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/tongues-1031219_640.jpg" data-link="http://www.mammeinwonderland.it/?attachment_id=1301" class="wp-image-1301" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/tongues-1031219_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/tongues-1031219_640-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/tongues-1031219_640-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></li></ul></figure>



<p> E se avete un neonato tra le braccia, mi permetto di darvi questo consiglio: godetevi il lento passaggio dall&#8217;essere sole, all&#8217;essere <strong>in due</strong>. Perché giorno dopo giorno vi renderete conto che anche mentalmente non sarete mai più &#8220;solo voi&#8221;, ma diventerete le mamme di qualcuno che vi sarà legato per tutta la vita.<br></p>
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		<title>Le parole che fanno bene ai bambini</title>
		<link>https://www.mammeinwonderland.it/2020/04/17/le-parole-che-fanno-bene-ai-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eugeniopriscimone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 16:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="640" height="429" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/hands-423794_640.jpg" alt="" data-id="1236" data-full-url="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/hands-423794_640.jpg" data-link="http://www.mammeinwonderland.it/?attachment_id=1236" class="wp-image-1236" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/hands-423794_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/hands-423794_640-300x201.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/hands-423794_640-600x402.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></li></ul></figure>



<p> Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e credo sia importante anche per voi, giacché io amo scrivere e voi leggere: <strong>l&#8217;importanza delle parole</strong>. </p>



<p> Tutte le mamme e i papà che ho conosciuto hanno sempre avuto una cosa in comune: cercavano il meglio per i loro bambini; chiedendosi spesso se il loro comportamento, il premio o la punizione, il cartone animato o il tal giocattolo, fossero adeguati per lui.</p>



<p> Ho sempre sentito tantissimo amore e cura in questo essere perennemente dubbiosi. Eppure c&#8217;è qualcosa che incide enormemente di più, sui ricordi dei bambini: più dei giochi che gli si regala, più dei cartoni con cui si cresce, <strong>i bambini si ricordano le nostre parole</strong>.<br>Ciò che diciamo e ciò facciamo, per i piccoli sono un tutt&#8217;uno. </p>



<p>Nascono che ancora non capiscono il significato delle parole, ma già percepiscono benissimo i toni, le espressioni facciali che usiamo, e i nostri gesti. E questo talento innato comincia dal momento in cui vengono al mondo, ma è in continua evoluzione, migliora giorno dopo giorno, e si arricchisce continuamente; a 7 mesi nostro figlio è già in grado di usare il suo corpo per trasmetterci significati ben precisi! Come ad esempio allungare le braccia verso di noi per essere preso in<br> braccio.</p>



<p> Quindi il<em> messaggio che veicoliamo</em> loro, non è fatto solo del contenuto che trasmettiamo con le parole, ma soprattutto della <em>forma con cui lo presentiamo.</em></p>



<p> Crescendo poi, i bambini associano alla forma con cui noi ci esprimiamo, anche il significato dei termini che usiamo. E anche questo è in costante sviluppo, ma alcuni bambini mostrano in modo palese i loro progressi di comprensione, altri… ce lo tengono nascosto! E sembra che non si accorgano neppure che parliamo con loro o di loro.</p>



<p><strong> Ma loro capiscono, ve lo assicuro! </strong></p>



<p>Già a un anno comprendono il significato di frasi semplici e quotidiane, ed è qui che comincia il bello. Loro ci osservano incessantemente e assorbono come spugne TUTTO quello che diciamo. Per questo è importante scegliere con cura le parole che vogliamo che loro conoscano, esattamente come ci preoccupiamo dei cibi che offriamo loro, o delle immagini che gli permettiamo di vedere. Provate a considerarla come una sorta di alimentazione verbale: <strong>le parole nutrono</strong>. Nutrono il cervello, il cuore, la memoria, l&#8217;autostima.</p>



<p> <em>Ciò che diciamo dei nostri bambini, li aiuta a formare la percezione del loro Sé. Ciò che diciamo ai nostri bambini, alimenta la loro anima e la loro immagine del mondo.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="508" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_640.png" alt="" class="wp-image-1237" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_640.png 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_640-300x238.png 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_640-600x476.png 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p> Con le parole, trasmettiamo i nostri valori, i nostri sentimenti, le nostre rappresentazioni interiori.  Se siamo tristi, spaventati o scoraggiati, tenderemo ad usare delle parole diversissime rispetto a quando siamo felici e ci sentiamo sicuri e forti. E questo anche solo per comunicare cose semplici e quotidiane, non per forza parlando di noi e dei nostri sentimenti. Non ce ne accorgiamo, perché anche noi abbiamo avuto una “dieta lessicale” di un certo tipo. Fa parte di noi avere un lessico familiare che ci è stato veicolato da generazioni; ed<em> è come l&#8217;aria che respiriamo: non ci accorgiamo dell&#8217;odore che ha, del sapore che ha, finché non la cambiamo</em>.</p>



<p> Allora proviamo un attimo ad assaporare il gusto che hanno le nostre parole, fermiamoci a studiarle, guardarle, sentire come ci risuonano dentro.</p>



<p> Stiamo parlando noi? Sta parlando la nostra amata nonna, tramite quel proverbio che ripetiamo sempre? O sta parlando la maestra che ci faceva sentire piccole e inadeguate, quando facevamo un errore?</p>



<p> <em>Cosa cambierebbe, per i nostri bambini, se noi cambiassimo le parole che usiamo?</em> </p>



<p> Al posto di un “<em>attento che ti fai male</em>” o un “<em>oh no! Stai per cadere!</em>”, quanto suona diverso ascoltare “<em>presta attenzione e muoviti con prudenza</em>” oppure “<em>sei molto bravo a fare questi gradini, aspettami che li facciamo insieme</em>”.</p>



<p> Quello che a me smuove più di ogni altra cosa, è vedere mia figlia piangere. Anche perché è molto melodrammatica, e mi suscita d&#8217;istinto un “<em>No! Non piangere! Va tutto bene, tranquilla!</em>” Le mie intenzioni sono delle migliori, vorrei solo porre fine a una reazione spesso esagerata e<br>plateale; ma quando ascolto la mia voce dire questo, mi accorgo che il mio tono è più secco e nervoso di quanto vorrei, come se vederla piangere incrinasse la mia serenità. E allora provo a dire cose diverse, che trasmettano immagini diverse, perché quella frase l&#8217;ho imparata a dire, ma forse non è la MIA.</p>



<p><strong> Capirete presto le parole che faranno sentire meglio voi e il vostro bambino, perché sono quelle che vi nutrono meglio e appagano prima e per più tempo la loro fame.</strong></p>



<p> Lavorando negli asili nidi ho visto “<em>fami</em>” molto diverse.</p>



<p> Ci sono bambini che hanno bisogno di veder legittimato il loro dolore, e allora possono aver fame di un “<em>ehi, è stato veramente brutto e pauroso quello che è successo, vero?</em>” oppure “<em>deve essere molto dura per te. Ti capisco</em>” o anche un “<em>piangi pure, va bene… puoi farlo</em>”.<br>Altri bimbi hanno bisogno di un semplice “<em>sono qui</em>”, “<em>non sei da solo</em>”, “<em>ti ascolto</em>”. Per alcuni è importante nominargli l&#8217;emozione che stanno vivendo, per aiutarli a comprenderla: “<em>piangi perché sei molto triste, o sei arrabbiato</em>?” Altri ancora hanno solo bisogno di vivere quel sentimento, ma sapere che voi li sostenete: “<em>vedo che preferisci restare solo, ma quando sarai pronto io sono qui</em>”.</p>



<p> Quante cose ci possono essere dentro le parole! Ci sono abbracci che aspettano il momento giusto per essere accolti, balsami che leniscono ogni ferita, e anche la fiducia nelle capacità dei nostri bambini di cavarsela da soli, e la certezza serena che passerà tutto.</p>



<p> <strong>Loro bevono dalla nostra voce tutto quello che vogliamo trasmettergli. Cerchiamo sempre di comunicargli il meglio.</strong></p>



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		<title>Tutti a letto!</title>
		<link>https://www.mammeinwonderland.it/2020/04/11/tutti-a-letto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eugeniopriscimone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 12:39:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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<p> Tra il 2004 e il 2007, l&#8217;Associazione Culturale Pediatri delle regioni Puglia e Basilicata, ha monitorato il sonno di 1438 bambini. Hanno intervistato i genitori, fatto scrivere un diario del sonno di ciascun bimbo, e il risultato è una delle più vaste indagini condotte con metodi scientifici su questo argomento, qui in Italia. </p>



<p><strong> Perché ve ne parlo? Per tranquillizzarvi. </strong></p>



<p> Sarebbe facile dirvi che il sonno è un argomento spinoso per tutti, che ogni famiglia ha vissuto momenti critici sull&#8217;addormentamento dei figli, ma che poi ne sono usciti. So anche che è inutile dirvi che siete bravi, che state già facendo tutto nel migliore dei modi, e dovete solo aver fiducia che prima o poi ne uscirete. Li vedo io, i sensi di colpa sotto al materasso! I dubbi nascosti sotto al letto, o i giudizi altrui che vi bisbigliano alle 3 di notte sotto al cuscino.</p>



<p><strong>  So benissimo cosa vi dicono.</strong></p>



<p> Che non dovevate farlo venire nel lettone, quella maledetta notte. Che ora non se ne andrà mai più. Che addormentarlo tra le vostre braccia è sbagliato, che gli state dando un vizio, che crescendo avrà turbe mentali e non saprà stare solo, e che siete voi gli elementi problematici di una sana relazione genitore-figlio! </p>



<p><strong>Ed è qui che io invoco il potere della statistica.</strong></p>



<p>Non vi ammorbo con dati mondiali, perché se vi dicessi che il Giappone tende a praticare il co-spleeping fino ai 6 anni, voi mi potreste obiettare che sono una cultura diversa, con dinamiche familiari diverse, e che non ve ne frega di cosa facciano in Giappone. Molto bene. Usiamo la ricerca di cui sopra: tutta italiana, svolta per 3 anni, serissima.</p>



<p><strong> È emerso che il 72% dei bambini tra un mese e 3 anni, ha bisogno della presenza del genitore per addormentarsi</strong>. Che il 67% richiede il contatto fisico. Che l&#8217;86% dorme insieme ai genitori… in camera, nel lettone o nel lettino; qualche notte, o tutte le notti. Pensavate di essere voi quelli sfigati, eh? </p>



<p><strong> Consolatevi: siamo messi così quasi 9 famiglie su 10.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/family-2610205_640.jpg" alt="" class="wp-image-1224" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/family-2610205_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/family-2610205_640-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/family-2610205_640-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Il bisogno di vicinanza</h5>



<p> Parliamoci chiaro: vostro figlio è stato nel grembo materno per 9 mesi. Al buio, al caldo, circondato da suoni ovattati tranne che per il battito continuo del vostro cuore. La nascita di per sé è un evento abbastanza traumatico: c&#8217;è il contatto con l&#8217;aria fredda, la luce accecante, il sentirsi circondati dal vuoto, con la perenne sensazione di cadere; terribile, vero? <strong>A livello di sviluppo della specie, noi abbiamo scritto nei nostri geni che DOBBIAMO dormire tra le braccia della mamma</strong><em>.</em> Solo stando vicini al genitore, i piccoli sopravvivono ai pericoli circostanti: fame, freddo, predatori, cadere o perdersi. </p>



<p> Le vostre braccia li fanno sentire <strong>contenuti</strong>, il suono del vostro cuore li rasserena che va tutto bene, e fino a 6/7 mesi il bambino cerca solo questo: il co-spleeping. <strong>Perché passa gradualmente dall&#8217;essere un tutt&#8217;uno con voi, a essere qualcosa di altro da voi</strong>. E comincia a percepire la vostra assenza, che per lui è eterna, definitiva, pericolosa. Non lo sa che state solo dormendo nell&#8217;altra stanza, che potete arrivare in un minuto! Per lui conta solo che voi non ci siate, che non si senta avvolto, bensì abbandonato.<strong> E allora urla, strilla a più non posso, chiama con tutto il fiato che ha in gola che forse l&#8217;avete perso, che è qui!</strong> Per tornare in fretta sul vostro cuore, dove può dormire sereno. </p>



<p> Si chiama <strong>esogestazione</strong>: e in sostanza significa che per 9 mesi vissuti dentro di voi, servono 9 mesi accanto a voi per nascere nuovamente come individui autonomi. </p>



<p> Voi ovviamente potete anche non amare il co-spleeping, e scegliere di abituare fin da subito vostro figlio nel suo lettino. Non c&#8217;è nulla di male, e tantissimi bambini dormono bene così. Mia figlia era una di quelle che già a 2 mesi voleva dormire da sola, nel buio più completo, senza rumori o suoni disturbanti. La mia presenza praticamente la infastidiva. </p>



<p><em>Questo per dire che i geni non sono tutto!</em> </p>



<p>Ammetto che io mi sentivo una miracolata, una mamma modello che aveva abituato fin da subito la figlia ad essere autonoma nella nanna. Quanto ero tenera! In quanto mamma stordita dagli ormoni, avevo completamente rimosso quella meravigliosa fase che comincia a 9 mesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/people-1839564_640-1.jpg" alt="" class="wp-image-1227" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/people-1839564_640-1.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/people-1839564_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/people-1839564_640-1-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">L&#8217;ansia da separazione</h5>



<p> Se come me fate parte di quella cerchia che aveva il neonato sereno in culla, e il duenne fisso nel lettone, non arrovellatevi per capire quando avete commesso il fatale errore per farli deviare dalla retta via. È più comune di quanto pensiate. La ricerca di cui sopra, ci dice che a un mese di vita <em>solo l&#8217;11% dei bambini</em> dorme stabilmente nel lettone. </p>



<p><strong>Ma guarda caso a 3 anni la percentuale triplica!</strong></p>



<p> La colpa è sempre di quell&#8217;ansia di separazione di cui parlavamo, che sopraggiunge tra gli 8 e i 9 mesi, e che ci fa capire che il nostro bambino sta crescendo “bene”. Ci sta percependo come esseri diversi da lui, distaccati, che possono andarsene e ritornare. Insomma, se è vero che siamo fatti al 90% di acqua e ansia, possiamo dire che questo comincia da prima dell&#8217;anno! </p>



<p><strong>Questo cosa comporta? </strong></p>



<p> Che anche i bambini che dormivano sereni tutta la notte, ora cominciano a svegliarsi per “sorvegliare” la mamma. Prima che scattiate con la protesta: sì, esistono i neonati che dormono tutta la notte; sono rari, ma esistono. Mia figlia era una di quelle che dai 2 mesi preferiva saltare le poppate notturne e dormire 8 ore filate (ma questo accadeva nelle notti in cui non aveva coliche, tosse, bronchite, otite, mal di pancia, mal di denti…). E in ogni caso poco prima dell&#8217;anno ha cominciato a svegliarsi 3-4 volte a notte, come tutti i bambini normali del mondo, per lo scatto evolutivo di cui parlavamo. </p>



<p><strong>Quindi care amiche rassegniamoci: i bambini si svegliano. Chi più, chi meno… ma lo fanno tutti.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/cute-baby-2220375_640.jpg" alt="" class="wp-image-1229" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/cute-baby-2220375_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/cute-baby-2220375_640-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/cute-baby-2220375_640-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">“Il metodo” esiste?</h5>



<p><strong>Qual è il compito di noi genitori, davanti all&#8217;ansia di separazione? </strong></p>



<p> Accompagnare i nostri figli a un distacco sereno. Ci sono milioni di risposte diverse, a questo bisogno primordiale di sicurezza. C&#8217;è chi li tiene a dormire nel lettone, finché non sono i bambini stessi a dare segnali<br>di essere pronti; quelli che passano ore a leggere storie; chi li fa addormentare in braccio, con tetta o biberon colmo di latte o camomilla; e ci sono quelli che usano la linea dura, sopportando pianti e strilli finché i loro figli non imparano addormentarsi da soli.</p>



<p><strong>Non esiste qualcosa di completamente sbagliato, né assolutamente giusto.</strong> </p>



<p> Questo ci tengo a precisarlo, perché anche la linea pedagogica più sensibile e attenta &#8211; se applicata da un genitore in ansia, o che non sente suo quel metodo – non porta alcun beneficio.</p>



<p> Non vi dirò di tenere vostro figlio nel lettone, se questo può comportare una crisi di coppia o un disturbo del sonno per uno di voi. Non vi consiglierei mai di lasciar piangere vostro figlio, se sentendolo gridare scoppiate a piangere anche voi. </p>



<p> Posso però dirvi che molti studi hanno visto come il pianto prolungato di un bambino aumenti il suo livello di stress, il battito cardiaco, il livello di cortisolo, che sembra influire sullo sviluppo dei sistemi di neurotrasmettitori che nel primo anno di vita può avere effetti nocivi sulle sinapsi. E che risposte tempestive di cura, abbiano portato i bambini a rasserenarsi in modo più efficace, ovvero ad avere conferma che in caso di bisogno la mamma corre… quindi non occorre piangere sempre, in modo ansiogeno, solo per controllare che lei arrivi.</p>



<p> Non serve andare in panico ogni volta che il bambino piange, ovviamente. Ma <em>personalmente credo che un neonato addormentato dopo ore di pianto non si sia calmato, ma che sia esausto. E ciò che avrà imparato è che è inutile dare segnali di allarme, tanto nessuno corre in aiuto</em>. E questo non è in linea con la mia filosofia.</p>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Consigli pratici</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/sleeping-1311784_640.jpg" alt="" class="wp-image-1228" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/sleeping-1311784_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/sleeping-1311784_640-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/sleeping-1311784_640-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p> Per accompagnare il bambino a dormire in autonomia, servono calma, pazienza e molta comprensione. Sarà qualcosa di graduale, che metterete in atto quando vi sentirete pronti anche voi, e richiederà settimane o mesi; <em>ma tra i 5 e i 10 anni tutti i bambini imparano a dormire da soli.</em> </p>



<p> Questo avviene sempre, a meno che non ci siano problemi particolari di ansia, disturbi del sonno, o altre motivazioni psicologiche del vostro bambino, per le quali sarebbe bene chiedere il sostegno di specialisti. Ma in tutti gli altri casi, l&#8217;autonomia arriva, che li si aiuti o no. Noi possiamo solo sostenerli e – appunto – accompagnarli in questo processo. Vediamo come:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>predisporre uno spazio adeguato al bambino</strong>: una cameretta accogliente, con colori tenui e non troppo accesi, priva di stimoli visivi o uditivi troppo disturbanti, e magari con elementi scelti dallo stesso bambino. Provate a incentivarlo arredando insieme a lei/lui la sua “cameretta da bimba/o grande”.</li><li><strong>agevolare l&#8217;addormentamento con rituali</strong>: lavarsi i denti, fare il bagnetto, spazzolarsi i capelli, leggere le favole o scegliere il peluche per la nanna. Fate cose insieme, che siano rituali fissi, che il bambino conosce e può anticipare mentalmente. Avviatelo al momento della nanna staccando tv, cellulari, musica e qualunque altro stimolo “eccitante” almeno mezz&#8217;ora prima.</li><li> <strong>l&#8217;uso della voce</strong>: se mentre vi preparate per la nanna comincerete ad usare un tono basso, calmo e lento, metterete già i vostri figli in uno stato mentale rilassato, e più sereno.</li><li><strong>rendersi disponibili</strong>: rispondete ai loro appelli, anche se sono palesi scuse per vedervi comparire sull&#8217;uscio della porta. Che sia la richiesta di un bicchiere d&#8217;acqua, o il falso allarme della pipì, ripetete loro che in caso di bisogno voi ci siete e arriverete sempre. All&#8217;inizio vi metteranno molto alla prova, ma piano piano si calmeranno.</li><li><strong>aiutateli ad esprimere i loro bisogni</strong>: “vuoi davvero un bicchiere d&#8217;acqua, o ti serve una coccola?” Sembra una cosa sciocca, ma spesso i bimbi non osano esprimere bisogni di affetto, che invece sono essenziali quanto l&#8217;acqua! Incoraggiateli voi. A volte basta dare una carezza, un bacio, o due minuti stretti stretti, per soddisfare il bisogno davvero necessario per addormentarsi sereni.</li><li><strong>siate onesti</strong>: inutile inventare bugie, a mio parere vince la sincerità. Dite ai bambini dove siete e cosa state facendo, mentre loro fanno la nanna. “<em>Guardo un film col papà sul divano</em>”, “<em>sono nel mio letto a leggere</em>”, “<em>mi prendo del tempo per pensare e rilassarmi</em>”, “<em>mi addormento anche io</em>”. Dite loro la verità. A volte i bambini pensano che non li vogliamo, mentre potrebbero sentirsi sollevati a sapere che state solo facendo cose che richiedono solitudine (pensare, riposare, leggere), anche loro a volte hanno bisogno di solitudine! E se manifestano desiderio di vedere anche loro un film con voi, o leggere un libro insieme, rilanciate la cosa come proposta per il giorno dopo! Dopo che avranno fatto una bella nanna e saranno riposati e pieni di energia.</li><li><strong>restare calmi</strong>: facile a dirsi, ma non a farsi! Specie se si svegliano alle 2 di notte. Ma più nervosi e agitati vi mostrerete, e più difficile sarà riaddormentarli. Se siete veramente tanto nervosi, convincete chiunque altro in casa ad andare a dire una parola di conforto al bimbo (se lo avete), o prendetevi 2 minuti (se non sta urlando come un&#8217;aquila). È mportante che stiate bene voi, per far stare bene vostro figlio!</li><li><strong>essere flessibili</strong>: se ogni tanto torna a dormire nel lettone in modo occasionale, o lo fa in caso di incubi, o lo fa ogni giorno a metà nottata, non disperate! È un processo graduale, state andando bene!</li><li><strong>trovare il gesto/oggetto consolatorio</strong>: a volte i bambini hanno bisogno di oggetti transizionali, per superare una fase di distacco. Possono essere oggetti materiali (ciucci, bambole, peluche, copertine, carillon…) ma anche gesti o suoni (una ninna nanna, il bacio sulla fronte, le carezze ai capelli…)</li><li><strong>capire i vostri sentimenti</strong>: a volte non sono tanto i bambini a non essere pronti al distacco, ma i genitori! Se passate poco tempo con vostro figlio, se vi sembra stia crescendo troppo in fretta, se avete dei motivi per temere il distacco da lui, è possibile che passiate questo profondo desiderio di vicinanza al bambino, che giustamente non vi vorrà lasciare. Cercate di capire cosa vi fa stare male, nel distacco. Cercate di trovare altre risposte al vostro bisogno: può essere dedicarvi più tempo, o più momenti di intimità e coccole; può essere il dover realizzare di essere mamme, anche se non più mamme-chioccia di un neonato. Cresce vostro figlio, ma crescete anche voi. L&#8217;essere genitori evolve insieme all&#8217;essere figli.</li></ul>



<p> <strong>E ricordate</strong>: nessun 15enne dorme con la mamma, prima o poi l&#8217;autonomia arriva per tutti! Che ci arriviate ai suoi 3 anni, o ai 7, l&#8217;importante è che voi stiate bene e che facciate tutto rispettando anche i vostri bisogni! </p>



<p> <strong>I bei sogni si fanno solo se stiamo bene.</strong></p>
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		<title>A tavola!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eugeniopriscimone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 15:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/avocado-1844894_640.jpg" alt="" class="wp-image-1127" width="424" height="290" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/avocado-1844894_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/avocado-1844894_640-300x206.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/avocado-1844894_640-600x412.jpg 600w" sizes="(max-width: 424px) 100vw, 424px" /></figure></div>



<p> Il cibo, si sa, è un piacere. Non serve solo alla nostra sopravvivenza, è proprio un elemento necessario per il nostro benessere psico-fisico. E non parlo del semplice “mangiare”: ma del cucinare insieme, apparecchiare una tavola, condividere qualcosa di gustoso in un momento intimo come quello in cui ci nutriamo.</p>



<p> Non a caso <strong>nutrire</strong> deriva dalla stessa radice di colare, stillare, ed è strettamente collegato all&#8217;allattamento materno, il nostro primo cibo. Sicuramente una cosa molto intima, qualcosa che ci riporta a sensazioni di accudimento, benessere, sicurezza.</p>



<p> Ora vi chiedo: il momento in cui mangiate insieme ai vostri bambini, è un momento di nutrimento? Avete il tempo, la calma, la quiete, per godere appieno di quello che mangiate insieme? O è più una corsa ad ostacoli tra neonati che mitragliano la crema di tapioca, fornelli che sfrigolano con la vostra cena ancora sul fuoco, e bambini che dovete imboccare a forza, perché finiscano la cena?</p>



<p> Se la vostra situazione è simile a quella che ho appena descritto, tranquilli: state vivendo la normalità. Però possiamo mettere in atto alcuni accorgimenti per vivere più serenamente lo stare a tavola insieme.</p>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Se avete lattanti</h5>



<p> Godetevi il momento dell&#8217;allattamento, qualunque esso sia: naturale, artificiale, esclusivo, integrato, con tiralatte o a richiesta. Comunque alimentiate vostro figlio/a, l&#8217;importante è che sia un momento di piacere. Il compito delle persone intorno a voi? Lasciarvi tranquilli ad allattare. La vostra missione? Instaurare una relazione di cura, intima e profonda. </p>



<p> Che siate la mamma, il papà o qualunque altro care giver, il momento in cui un neonato viene nutrito non è semplice mangiare. È trasmettergli amore, fiducia, serenità; per questo bisogna avere tempo e quiete. Quindi, se in casa avete altri bambini, trovate momenti differenziati per mangiare tra voi e darvi attenzione. Dare il latte al piccolo deve essere una coccola, per tutti!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-21167_640-1.jpg" alt="" class="wp-image-1133" width="201" height="302" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-21167_640-1.jpg 426w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/baby-21167_640-1-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></figure></div>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Se avete bambini piccoli (6 mesi-1 anno)</h5>



<p> Mettete via pretese e ricerca della perfezione. È normale cambiarsi da capo a piedi perché il piccolo vi ha sporcati ovunque. È normale avere la cucina devastata. È normale che la pappa sia a volte più a terra che nella bocca di vostro figlio. Siate molto calmi e pensate che per un infante il mangiare è sperimentazione: sta sperimentando gusti nuovi, consistenze nuove, strumenti nuovi e gesti mai fatti prima. </p>



<p>Quando lo vedete agitare inutilmente un cucchiaio lanciando minestrina in ogni angolo, pensate che sta migliorando la coordinazione oculo-manuale. Se di un piatto pieno ne mangia solo la metà, ricordatevi che ha lo stomaco grande quanto un pugno, e non gli serve davvero tutto quel cibo. Se si sporca, se tende a giocare con gli ingredienti, non gridatelo: lo sta studiando. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="480" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/face-1083872_640.jpg" alt="" class="wp-image-1135" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/face-1083872_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/face-1083872_640-300x225.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/face-1083872_640-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p> Il colore, il sapore, la consistenza del cibo sono cose affascinanti per un bambino; significa che è assorto nel momento del pasto, che gli<br>interessa! È una cosa importantissima lasciarlo immergere in questa attività, perché solo così avrete bambini che amano il cibo, che gli danno attenzione, e che non devono avere davanti a sé schermi o telefonini per riuscire a mangiare se “distratti”. Fateli sporcare. Fategli lanciare le posate. Magari i piatti, quelli comprateli con la ventosa sotto, così almeno limiterete i danni! </p>



<p> Ma vi assicuro che è un periodo che passa, passa in qualche mese. I bambini imitano tantissimo e apprendono per osservazione. Il vostro pasticcione che a 8 mesi si esercitava sulla legge di gravità lanciando i bicchieri, a un anno e mezzo vi darà enormi soddisfazioni. </p>



<p> Fidatevi. Tenete duro!</p>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Se avete bambini nella fase “non sto fermo sulla sedia” (1-4 anni, ma forse anche di più)</h5>



<p> Adesso vi dirò qualcosa di molto confortante. Tenetevi pronti eh. I bambini DEVONO muoversi. È normale, non siete voi che avete generato un piccolo Taz. Se fosse per loro giocherebbero tutto il giorno, e stare mezz&#8217;ora fermi su una sedia equivale a 5 ore di torture. </p>



<p>Davanti a voi avete due vie percorribili, a mio parere entrambe giuste: per i più liberali, consiglio l&#8217;antico metodo del “vai a fare un giretto, e quando torni mangi una forchettata”. Vi giuro che i bambini crescono anche mangiando così, in modo itinerante. </p>



<p> Per gli amanti dell&#8217;ordine e della buona educazione, consiglio comunque di lasciarli alzare, quando non ne possono più. Ma una volta alzati da tavola, non si mangia più. Il loro piatto viene tolto e chi si è visto si è visto, il prossimo pasto è tra 4 ore. Ovviamente siate flessibili, anche su questa regola. Se vostro figlio richiede il piatto perché si è accorto di avere ancora fame, concordare che può riaverlo se mangia almeno mezza porzione è una bella vittoria.</p>



<p> Siate strategici e vivete questi momenti come un grande allenamento che gli state offrendo: gli state insegnando a imparare a leggere i segnali del proprio corpo. A capire quando è stanco, quando ha bisogno di muoversi, quando ha fame o quando è pieno. Può capitare di sbagliarsi, e voi li aiuterete a capire sempre meglio come prendere le misure.</p>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Se avete bambini che non mangiano certe cose (0-99 anni)</h5>



<p> Dal primo al secondo anno di vita, i bisogni nutritivi di una bambino cambiano molto. L’apporto lipidico passa gradualmente dal 50% delle calorie totali, al 30%; l’apporto di carboidrati dal 40% sale al 50%, e dovrebbe raggiungere il 55-60% nel corso del terzo anno. </p>



<p> Oltre a ciò, sembra che a livello ancestrale lo sviluppo ci abbia insegnato a diffidare dei vegetali potenzialmente velenosi (quindi molto colorati o molto… verdi!) perciò verso i 3 anni i bambini privilegiano cibi solidi e dai toni chiari. Insomma, non è colpa loro se vogliono solo pasta in bianco tutti i giorni. È lo sviluppo che lo impone, almeno per un certo periodo. </p>



<p> Una cosa è certa: <strong>è una fase passeggera</strong>. Come quella di mangiare sempre e solo una cosa, e poi dopo una settimana intera, passare ad un altro ingrediente. Non è qualcosa di grave, che dovrebbe allarmarvi: capita a tutti i bambini e le bambine del mondo, e ciascuno di loro ha un ottimo sistema di autoregolazione. Se a un bambino mancano proteine o vitamine, istintivamente il suo corpo gli farà venire voglia dell&#8217;alimento che gli occorre. Loro, molto più di noi adulti, seguono unicamente i bisogni fisiologici, e possiamo fidarci delle loro percezioni (se non sono stati educati a scelte alimentari negative). </p>



<p> Ovviamente starà a noi valutare quando proporre altri alimenti, quando integrare la loro dieta “irrigidita” dall&#8217;odio per le novità; ma anche qui con metodo: proponete, date l&#8217;esempio, non forzate. Fatevi vedere voi per primi che mangiate certi cibi, gustateveli, proponete loro di assaggiare un piccolo cucchiaino di qualcosa, e se dice di no… rispettate il no.</p>



<p> Piano piano &#8211; per imitazione, per fiducia, per curiosità &#8211; assaggerà tutto. È molto più probabile che un rifiuto a un alimento diventi definitivo, se associa quel cibo a un&#8217;imposizione che ha vissuto negativamente. Quindi non dannatevi per cucinargli il soufflé ai cardi. Se vuole pasta in bianco, godetevi il momento! Pensando che tra non molto tempo avrà richieste assurde e molto più complicate. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/eat-1583954_640-1.jpg" alt="" class="wp-image-1136" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/eat-1583954_640-1.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/eat-1583954_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/eat-1583954_640-1-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<h5 class="has-woostify-primary-color has-text-color wp-block-heading">Se avete bambini che non mangiano nulla</h5>



<p> La salute viene prima di tutto, e dovrebbe sempre essere il pediatra a seguire i progressi di crescita di vostro figlio. Se il medico dice che il bambino è sano, forte e cresce bene, allora nessuna paura: evidentemente <strong>ha già tutto quello che gli occorre.</strong> </p>



<p> Secondo voi mangia comunque troppo poco? O vuole mangiare solo se imboccato? O ancora richiede tutto frullato, o solo UN particolare tipo di cibo? I motivi possono essere tantissimi, e non per forza gravi.  Anzi… spesso i bimbi vogliono mangiare le cose frullate per mera pigrizia, o rifiutano le novità per la neofobia che li caratterizza. </p>



<p> Se per voi è il momento giusto che faccia un “salto” di crescita e non volete aspettare che la cosa si risolva da sola, potete benissimo applicare quello che solitamente consigliamo nei nidi ai genitori dei bimbi che rifiutano il cibo: lasciateli liberi di mangiare da soli, quello che vogliono del loro piatto, e per il tempo che gli occorre. Finito il momento del pasto, via il piatto; non importa se hanno mangiato tutto, metà o nulla. </p>



<p> L&#8217;importante è non dargli subito l&#8217;alternativa a lui nota: la merendina che ama tanto, il dolcetto consolatorio che gli viene passato perché almeno abbia “un po&#8217; di energia”, il pezzo di pane “per sopravvivere”. Non dategli nulla, fino all&#8217;ora giusta per il pasto successivo (la merenda pomeridiana o la cena). E state attenti che sia ovviamente un pasto adeguato: se a merenda un bambino di 2 anni mangia 2 fette di pane e cioccolato, sarà molto difficile che a pranzo e a cena mangi ciò che gli proponete. </p>



<p> Perché non ha abbastanza fame, il suo corpo è già pieno di zuccheri eccessivi, e sa benissimo che può digiunare in quei due pasti, perché a colazione e a merenda ottiene ciò che preferisce avere. State pur certi che nessun bambino si è mai lasciato morire di fame, e sta a noi proporre alternative sane e valide per le loro scelte alimentari.<br> </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="453" src="http://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/boy-709943_640.jpg" alt="" class="wp-image-1130" srcset="https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/boy-709943_640.jpg 640w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/boy-709943_640-300x212.jpg 300w, https://www.mammeinwonderland.it/wp-content/uploads/2020/04/boy-709943_640-600x425.jpg 600w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p> Idee sempre buone: sia tra adulti, che con i piccoli</p>



<p> 1 &#8211; Cucinate insieme! Il cibo preparato con le proprie mani, è molto più gustoso e invitante<br> 2 &#8211; Personalizzate l&#8217;apparecchiatura facendo scegliere ai bambini il piatto che vogliono quel giorno (o il tovagliolo, o le posate). Questo è un piccolo modo per coinvolgerli nel momento della preparazione, e dare importanza alle loro scelte.<br> 3 &#8211; Provate a spegnere tutto: cellulari, televisione, radio. Datevi attenzione, parlatevi della vostra giornata. Provate a vivere il momento del pasto come una coccola, una cena romantica tra voi e la vostra famiglia.<br> 4 &#8211; Complimentatevi con loro per i traguardi che raggiungono e i progressi che fanno a tavola; raccontategli i pasticci che facevano da piccolissimi; ma anche quelli che facevate voi, e i cibi che vi piacevano o che proprio non volevate da bambini. Il raccontare storie e il mangiare,<br>vanno da sempre a braccetto!<br> 5 &#8211; Prendetevi tutta la calma e il tempo che vi serve. Ciascuno ha il suo ritmo!</p>
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